Coltivare cannabis è legale o è una bufala nata solo per fare audience?

coltivare cannabis è legale

Vediamo cosa dice la legge italiana riguardo la coltivazione di cannabis: questa pratica è diventata legale oppure no?

Le fake news sulla cannabis esistono find dall’alba dei tempi: prima si diceva che portasse le persone alla pazzia, poi che rendesse i consumatori violenti e, ancora, che portasse all’overdose. Niente di tutto ciò è vero, tant’è che la demonizzazione della marijuana è ormai un fenomeno (quasi del tutto) scomparso… E anche la legge sta diventando più permissiva.

Ad esempio, in numerosi Paesi è possibile coltivare semi di marijuana a uso personale – in quantità limitate – e, da dicembre 2019, si dice che anche l’Italia si fosse adeguata agli altri Stati. Ma davvero coltivare cannabis è legale?

Siamo sicuri che non si tratti di una delle solite bufale riguardanti l’erba, diffusasi solo per fare audience e aumentare il numero di click delle testate giornalistiche e dei blog?

Oggi ti aiuteremo a scoprire quale sia la verità, dicendoti precisamente cosa afferma la legge italiana a riguardo e perché, dal 2019, si dica che coltivare cannabis non sia più un reato.

Davvero coltivare cannabis in casa non è più un reato?

coltivare cannabis reato penale o amministrativo

Il problema è che non esiste una risposta esatta alla domanda “Coltivare cannabis è legale?”, perché ciò che determina il reato non sono esclusivamente le quantità di cannabis coltivate, ma anche le circostanze in cui avviene questo fatto.

Per una maggiore comprensione, devi sapere che la credenza che la coltivazione di marijuana in casa non costituisca più un reato risale alla sentenza emanata il 19 dicembre 2019 dalla Corte di Cassazione in Sezioni Unite.

Infatti ecco cosa dice tale sentenza:

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente.

Devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore

In parole semplici, la coltivazione di marijuana in casa non dovrebbe costituire un reato penale quando:

  • il numero di piante è davvero basso
  • il quantitativo d’erba che può ricavare il coltivatore è estremamente limitato
  • le tecniche di coltivazione sono rudimentali
  • non esistono prove che possano evidenziare la volontà di distribuire la cannabis ad altre persone

Tutti questi fattori possono dimostrare – anche se una sentenza non è di certo matematica – che una persona abbia l’intento di coltivare cannabis ad uso prettamente personale e non lo faccia con l’obiettivo di cederla o venderla ad altre persone.

Quali sono, invece, gli indici di una coltivazione di cannabis a fini di spaccio?

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Ecco quando la coltivazione di marijuana costituisce sicuramente un reato penale.

Secondo il Collegio delle Sezioni Unite, ci sono degli indici che evidenziano sicuramente la volontà di spaccio o, più in generale, la cessione di marijuana a terzi. Ecco, di seguito, quali:

  • la quantità di stupefacenti coltivata
  • le condizioni economiche del coltivatore (ad esempio, una persona disoccupata che vive in condizioni oltremodo agiate desta sicuramente sospetto)
  • modalità di custodia e frazionamento della sostanza
  • presenza di mezzi idonei al taglio della marijuana
  • luogo e modalità di custodia delle piante e dei fiori di cannabis

Esaminare questi fattori è estremamente utile per decretare se una persona sia colpevole del reato di spaccio oppure non lo sia.

Infatti, se la distribuzione di sostanze stupefacenti costituisce un reato penale, la detenzione della sostanza (in quantità limitate) senza fini di spaccio non lo è. Ma rimane comunque un illecito amministrativo.

Coltivazione di cannabis a uso personale? In alcuni casi non è un reato penale ma un illecito amministrativo.

Secondo la legge italiana, un illecito amministrativo è la violazione di una norma giuridica per cui è prevista una sanzione amministrativa. Tale sanzione è, di solito, pecuniaria ma può anche prevedere la confisca temporanea di importanti documenti.

La coltivazione di marijuana a uso personale costituisce esattamente una detenzione di sostanze stupefacenti, seppur leggere. Se si rispetta uno specifico limite, detenere queste sostanze non rappresenta un reato penale bensì un illecito amministrativo.

Questo limite, per quanto riguarda la cannabis, era precedentemente fissato a soli 5 grammi… Ora, fortunatamente, questo limite è stato abrogato. E per fortuna, perché le quantità di cannabis accettate erano così basse che anche una sola pianta avrebbe potuto produrre le quantità di fiori atte a sforare nel reato penale!

coltivazione di fiori di cannabis come illecito amministrativo

Ora dipende tutto dalla sentenza e dalla decisione delle Autorità, perché potrebbero reputare la detenzione innocua oppure volta alla distribuzione a terzi.

In ogni caso, quando la coltivazione di cannabis (e, dunque, la detenzione) costituisce un illecito amministrativo, il responsabile è soggetto alla sospensione o al divieto temporaneo di conseguire uno o più dei seguenti documenti:

  • patente di guida ed eventuali patenti professionali
  • licenza di porto d’armi
  • passaporto
  • permesso di soggiorno per motivi di turismo

Il periodo di sospensione parte da un minimo di 1 mese fino ad un massimo di 1 anno, mentre il divieto di conseguire i documenti arriva fino a un massimo di 3 anni.

Ma se coltivare cannabis rappresenta un illecito amministrativo o un reato penale in base ai casi, perché si possono acquistare semi di cannabis?

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Perché in Italia è possibile acquistare semi di cannabis?

Il motivo è molto semplice e sta nel fatto che, per quanto riguarda la marijuana, la legge italiana considera stupefacenti solo le foglie, le infiorescenze, l’olio e la resina.

Infatti solo questi prodotti contengono THC, al contrario delle semenze!

Quindi i semi di cannabis online sono assolutamente legali (finché non germogliano) e acquistabili come prodotti da collezione. La coltivazione di semi autofiorenti, semi femminizzati e semi fast flowering non è invece contemplata e portarli a germinazione costituisce un reato o un illecito.

Cosa aspetti? Ora sai che i semi di marijuana sono assolutamente legali, dunque puoi comprarli senza alcun rischio!

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