Semi di marijuana, come sceglierli?

Come scegliere i semi di marijuana

Informazioni utili per operare una buona scelta

Coltivare la marijuana può dare enormi soddisfazioni, ma per ottenere piante forti e sane si rivela fondamentale sapersi orientare nella scelta di un seme sano.

Tra tante varietà disponibili, non è sempre facile indirizzarsi e fare la scelta giusta per i risultati sperati, soprattutto se alle prime armi.

Quali semi scegliere? Come capire se sono di qualità? Ecco una breve guida.

Qual è l’effetto desiderato?

Per scegliere la varietà da acquistare, dobbiamo innanzitutto capire quali effetti si desidera ottenere.

In questo senso, conoscere le differenze tra i principali tipi di marijuana è basilare. La cannabis infatti può essere indica, sativa o ibrida. Vediamo insieme le principali caratteristiche di ognuna.

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Cannabis sativa

Questa varietà suscita effetti stimolanti e genera nel consumatore un senso diffuso di euforia. Non è particolarmente consigliato farne uso prima di andare a dormire, dati i suoi effetti psicotropi. Pare essere ideale invece assumerla prima di intraprendere progetti creativi, passeggiate o escursioni e feste o riunioni con amici.

La pianta si sviluppa in altezza e può raggiungere anche i 3 metri.

Pianta di cannabis sativa

Cannabis indica

Questa varietà presenta soprattutto effetti rilassanti e sedativi. Per questo motivo viene consigliato il suo consumo prima di andare a dormire o in previsione di situazioni di completo relax, data la sua capacità di generare uno stato di semi-immobilità.

Le piante di indica si presentano tozze e non arrivano al metro di altezza.

Cannabis ibrida

La maggior parte di varietà disponibili sul mercato appartiene a questa categoria.

In questo caso, bisogna valutare la percentuale dei due ceppi e gli effetti che la combinazione dei due geni è in grado di creare. Solitamente si tratta di esperienze ben bilanciate tra sensazione di rilassamento e esperienza psichedelica, ma ogni tipo è diverso.

A causa della loro condizione di mix genetici, gli ibridi possono mostrare caratteristiche varie, anche se solitamente non crescono oltre i 2 metri di altezza.

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Diverse tipologie per diverse esigenze

Quando si decide di coltivare la cannabis, non basta decidere quale varietà si vuole provare. Anche la scelta del seme è importante. Ne esistono di diverse tipologie ed è importante informarsi a dovere, per fare la scelta più adatta alle esigenze che si hanno.

Le principali categorie sono tre: semi autofiorenti, semi femminizzati fotoperiodici e semi regolari.

Semi autofiorenti

Come è facile intuire, la particolarità di questi semi sta nel fatto che iniziano a fiorire autonomamente dopo circa un mese. Questa varietà fiorisce appunto in base all’età della pianta e non al ciclo luce-buio al quale viene esposta.

I semi autofiorenti sono modificati, al fine di non generare piante maschio, che come sappiamo non rendono quanto le femmine in termini di infiorescenze.

Non hanno bisogno che si modifichi il ciclo di illuminazione per fare in modo che fioriscano, ma basterà lasciarle esposte alla luce per un lasso di tempo compreso tra le 18 e le 24 ore.

La varietà autofiorente è senza dubbio quella più semplice da coltivare e quella che impiega il minor tempo a fiorire, rappresentando così la scelta migliore per i neofiti della coltivazione della cannabis o per chi preferisse facilitare il processo. Tuttavia, presentano effetti più blandi e rese meno generose.

Dunque, quale tipo di seme è più adatto alle vostre esigenze? Se coltivate indoor, sotto lampade da coltivazione, vi conviene scegliere semi di cannabis femminizzati, fotoperiodici o autofiorenti. Se lo spazio è limitato o non avete tempo di modificare i cicli di illuminazione, la scelta migliore sono i semi di cannabis autofiorenti. Ovviamente, i coltivatori che amano creare nuove varietà dovrebbero dedicarsi anche a dei semi regolari per i loro esperimenti.

Pianta di cannabis da seme autofiorente

Semi femminizzati fotoperiodici

Anche questa varietà è modificata in modo da evitare completamente la produzione di maschi.

Con il termine “fotoperiodico” esprimiamo la caratteristica di queste piante di fiorire solo quando la luce alla quale sono esposte viene ridotta, simulando il ciclo stagionale della natura.

Per chi infatti sceglie di piantare questo tipo di semi, sarà molto utile fornirsi di un timer, che aiuti a gestire appunto i tempi dell’impianto di illuminazione.

Nella prima fase, quella vegetativa, le piante avranno bisogno di 18-24 ore di luce, e non avranno lo stimolo a fiorire fino a quando il ciclo di illuminazione non cambierà in 12 ore di buio e 12 ore di luce.

Semi regolari

Infine esistono i semi regolari, molto popolari in passato, che ora vengono utilizzati quasi solo nel caso di esperimenti di ibridazione, a causa dell’impossibilità di prevederne il sesso in anticipo, al fine di non rischiare l’impollinazione delle femmine.

Una buona parte dei coltivatori sostiene comunque che i migliori risultati si ottengano da questi semi.

Come riconoscere i semi buoni?

Per garantire la buona riuscita del raccolto, è fondamentale essere in grado di riconoscere se i semi in cui si stanno per investire tempo e denaro siano sani.

L’aspetto di un buon seme si può riconoscere in primis dal colore di quest’ultimo. Se è nero, grigio o marrone e presenta delle venature scure, buone notizie! Il seme ha tutte le carte in regola per dare buoni frutti, anche se purtroppo non esistono garanzie.

Diffidare sempre invece da semi di color verde o bianco. Questi semi non sono abbastanza maturi per essere piantati. Stesso discorso per semi ammaccati o danneggiati.

In conclusione

Una volta chiarite le principali differenze tra le varietà di marijuana e le diverse tipologie di semi disponibili, orientarsi nella scelta non è poi così impossibile.

Seguire le giuste dritte e imparare a riconoscere i semi di qualità rispetto a quelli scadenti costituiscono le basi per chi intende cimentarsi nella coltivazione della marijuana, anche da neofita.

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