Sistema endocannabinoide umano: cos’è e come funziona (spiegato in modo semplice)

Sistema endocannabinoide umano

Cerchiamo di capire dove si trova il sistema endocannabinoide, quali sono le sue funzioni e come può essere stimolato

Se hai una vera e propria passione per la cannabis, è probabile che tu sappia già dell’esistenza del sistema endocannabinoide umano. Tuttavia, non è detto che tu abbia avuto modo di approfondire l’argomento, anche perché molti articoli presenti su Internet lo trattano in modo troppo specifico e con un linguaggio estremamente scientifico.

Nelle prossime righe cercheremo di spiegarti la natura e il funzionamento del sistema endocannabinoide nel modo più semplice e chiaro possibile.

Che cos’è il sistema endocannabinoide e a cosa serve

All’interno del corpo umano sono presenti diversi sistemi biologici, ognuno dei quali ha delle funzioni ben precise. Ad esempio, il sistema endocrino provvede alla produzione e al rilascio degli ormoni, mentre il sistema immunitario provvede alla difesa dell’organismo da virus, batteri e altri microrganismi. Oltre a questi sistemi, però, ce n’è uno un po’ meno famoso ma importantissimo: il sistema endocannabinoide.

Di fatto, si tratta di una macchina interna che provvede alla regolazione delle funzioni vitali dell’uomo tramite l’invio di determinati segnali alle cellule. Questa rete comunicativa fa sì che il nostro organismo mantenga un equilibrio e che i processi cognitivi e fisiologici basilari avvengano in maniera normale. Tra gli aspetti più importanti che regola il sistema endocannabinoide ci sono la fame, il sonno, l’umore e il dolore.

Come funziona il sistema endocannabinoide

Come funziona il sistema endocannabinoide

In che modo agisce questo sistema nell’organismo? Fondamentalmente, gli elementi che lo compongono e lo fanno funzionare sono tre:

  • i cannabinoidi;
  • gli enzimi;
  • i recettori.

I cannabinoidi sono le molecole responsabili della trasmissione delle informazioni alle cellule, e possono essere di due tipi: endogeni ed esogeni. I primi vengono prodotti auto-prodotti dall’organismo e vengono definiti ‘endocannabinoidi’; i secondi si trovano nella composizione chimica di alcune piante, la più famosa delle quali è la cannabis, e sono noti con il nome di ‘fitocannabinoidi’. Gli enzimi, invece, hanno il compito di neutralizzare i cannabinoidi una volta che questi hanno svolto il loro compito di messaggeri.

In mezzo, però, c’è un passaggio importantissimo, perché le cellule non sono in grado di ricevere i segnali dei cannabinoidi senza l’ausilio di un altro elemento fondamentale: i recettori. Pensiamo ai cannabinoidi come a una stazione radiofonica che deve inviare un segnale a varie città (le cellule): affinché questo segnale giunga forte e chiaro servono delle antenne. Ecco, nel sistema endocannabinoide, queste antenne si chiamano ‘recettori’. Anche se si pensa che ne esistano tre tipi, finora la scienza è stata in grado di scoprirne soltanto due: i recettori CB1 e i recettori CB2.

Vediamo dove sono localizzati.

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Dove si trovano i recettori CB1 e CB2

I primi recettori scoperti dagli scienziati (esattamente nel 1990) furono i recettori CB1; la loro presenza è stata individuata prevalentemente nella zona dell’encefalo. Tuttavia, seppure in misura minore, sono presenti anche in altre zone del corpo come polmoni, reni, fegato e sistema riproduttivo.

Per quanto riguarda i recettori CB2, invece, dapprima si credeva che si trovassero solamente nel sistema immunitario, in particolare nella milza. In seguito ad alcuni studi, però, è stata scoperta la loro presenza anche nel sistema nervoso centrale, nel colon, nel fegato, nel pancreas e nelle ossa.

Come agisce il CBD

Come stimolare il sistema endocannabinoide: gli effetti del CBD

Come abbiamo detto, i cannabinoidi vengono prodotti dall’organismo per regolare diverse funzioni. Tuttavia, questo sistema può avere delle falle nel momento in cui la quantità di cannabinoidi endogeni si rivela insufficiente a mantenere gli equilibri corretti. Le conseguenze di questi squilibri possono essere:

  • disturbi del sonno e dell’appetito;
  • ansia;
  • stress;
  • problemi di digestione.

In questi casi, l’assunzione di fitocannabinoidi stimola il sistema endocannabinoide e può aiutare a ripristinare la normalità. I cannabinoidi più famosi presenti nella marijuana sono il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo). Tra queste due molecole c’è una differenza sostanziale: la prima ha effetti psicotropi, la seconda no. Vediamo, dunque, quali proprietà ha il CBD e quali benefici può dare.

Grazie alle sue proprietà neuroprotettive, il cannabidiolo è in grado di mitigare i sintomi dello stress ossidativo, mentre quelle ansiolitiche contribuiscono a regolare l’umore e attenuare i sintomi di diversi stati ansiosi, inclusi il disturbo da stress post traumatico e il disturbo ossessivo compulsivo. Il CBD è un antiemetico naturale; pertanto, la sua assunzione dà effetti positivi anche in relazione alle difficoltà legate alla digestione. Le sue proprietà anti-infiammatorie e analgesiche lo rendono molto utile nel trattamento del dolore. Inoltre, poiché questo principio attivo favorisce il rilassamento, esso è un valido alleato per chi soffre di insonnia.

Ma non è tutto: al di là degli effetti che ha in presenza dei disturbi precedentemente elencati, secondo diversi studi il cannabidiolo sarebbe utile anche nel trattamento di patologie come l’epilessia e la sclerosi multipla.

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In conclusione

La ricerca scientifica è piuttosto attiva nello studio del sistema endocannabinoide e degli effetti positivi che il CBD ha sull’organismo. La speranza è che con il passare del tempo emergano risultati sempre più incoraggianti in merito al suo utilizzo a scopo terapeutico e ricreativo, e che si facciano dei passi avanti in materia di legislazione. Fino a quel momento, sappi che la coltivazione della canapa in Italia è illegale e che, nonostante il commercio dei semi di cannabis sia consentito, non è consentito farli germinare.

Pertanto, i semi di marijuana in vendita su Sensoryseeds possono essere acquistati esclusivamente a scopo collezionistico.