La micropropagazione della cannabis: il metodo di coltivazione del futuro?

micropropagazione cannabis | Sensory Seeds

Tutto quello che c’è da sapere sulla micropropagazione

Tra le varie tecniche di coltivazione, pare che la micropropagazione stia suscitando un forte interesse tra i più appassionati di cannabis.

Ma in cosa consiste di preciso? Quali sono i suoi pro e i suoi contro?

Nell’articolo di oggi risponderemo a queste domande.

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Micropropagazione della cannabis: storia e origine di questa tecnica

La micropropagazione è una delle applicazioni più diffuse della riproduzione vegetale in vitro. Questa tecnica e i metodi di coltura correlati sono utilizzati per moltiplicare piante geneticamente identiche (chiamate cloni) su scala massiccia, in spazi ridotti e in brevi periodi di tempo, combinando alcuni dei vantaggi di entrambi i sistemi di riproduzione classica delle piante.

Si tratta di una delle tecniche di inbreeding biotecnologico che ha mostrato il maggiore sviluppo negli ultimi anni, in quanto consente di ottenere migliaia di piante identiche tra loro da piccole sezioni di una pianta madre, chiamate espianti.

Ma da dove nasce questa tecnica che sta acquisendo sempre più popolarità?

È stata scoperta per la prima volta nel 1898 da un botanico tedesco, Gottlieb Haberlandt.

Per far crescere le piante, Haberlandt utilizzò vari tessuti vegetali come foglie, midollo, epidermide e peli epidermici. Tutti gli esperimenti iniziali furono fruttuosi per alcuni mesi, ma le piante non sopravvissero a lungo; fu solo negli anni ’30 che vennero scoperti componenti importanti (come la vitamina B e l’auxina) per la crescita delle radici, che migliorarono la coltura di tessuti vegetali.

L’idea originale di Sir Gottlieb Haberlandt, nota come ‘totipotenzialità’ – tutte le cellule vegetali hanno la capacità di rigenerarsi in piante complete –, fu presentata nel 1902. Nel 1904 descrisse la storia della ricerca sulla fotosintesi C3 e C4.

💡Nota: la coltura tissutale è stata studiata fin dall’inizio del 1800, ma è stata introdotta nelle piante solo alla fine del 1800. Inoltre, il padre della coltura tissutale è Ross Granville Harrison, uno zoologo americano, mentre il padre della coltura tissutale vegetale, noto anche come padre della coltura cellulare, è Gottlieb Haberlandt.

Di fatto, il termine micropropagazione è stato definito per la prima volta nel 1986 e oggi rappresenta una tecnologia importante per la riproduzione, la selezione e il controllo delle malattie.

A questo punto la domanda sorge spontanea: questo metodo funziona anche per la coltivazione di cannabis?

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Stato attuale della micropropagazione della cannabis

Come abbiamo detto poco fa, la micropropagazione è l’insieme delle tecniche e dei metodi utilizzati per moltiplicare le piante per via asessuata. Da un frammento di pianta madre (espianto), la micropropagazione produce cloni, piante geneticamente identiche alla pianta madre che vengono coltivate in vitro in una camera di crescita dove continuano a svilupparsi con l’obiettivo di radicare e piantare, o di essere nuovamente frammentate per produrre nuove piante.

Ma veniamo al fulcro della questione.

La micropropagazione potrebbe rivoluzionare le tecniche tradizionali di riproduzione delle piante di marijuana, in quanto consente una produzione di massa, moltiplicando il numero di piante a grande velocità e in modo esponenziale.

Partiamo, ad esempio, da un’ipotetica pianta madre da cui sono stati ottenuti dieci espianti; diciamo che, dopo un mese di crescita, ogni espianto può essere diviso in due; ciò significherebbe un totale di venti espianti in un mese e, poiché la crescita è esponenziale (ogni nuovo espianto diventerà due), in un anno il numero totale di nuove piante sarebbe 40.960, tutte ottenute dalla stessa pianta madre e geneticamente identiche a essa.

Incredibile, no?

A differenza del metodo di clonazione tradizionale, in cui una talea richiede un intero ramo di una pianta madre, la coltivazione in vitro permette di creare nuove piante di cannabis a partire da foglie, cime o piccoli pezzi di una pianta, in modo da ottenere un gran numero di nuove piante da un’unica pianta madre, che può essere mantenuta in uno stato di crescita limitato per un lungo periodo.

Tuttavia, nella cannabis l’adozione di questa tecnica è ancora molto recente.

La risposta in vitro delle piante differisce tra le specie e persino tra i ceppi, e gli studi sulla coltivazione in vitro della cannabis sono scarsi e di difficile accesso.

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Micropropagazione della cannabis: vantaggi e svantaggi

Questi sono i principali vantaggi della coltura in vitro e della micropropagazione rispetto alla propagazione tradizionale per talea e per seme:

  • spazio ridotto: le colture avvengono in piccoli vasi che possono essere conservati in verticale, riducendo notevolmente l’area di stoccaggio necessaria per le talee tradizionali;
  • manutenzione ridotta: questo tipo di coltivazione non richiede eccessive attenzioni, né impiego di tempo per annaffiare o curare una volta che il processo è stato portato a termine. Il terreno di coltura viene cambiato ogni 4-6 settimane ed è necessario prestare attenzione solo al processo di crescita;
  • lunga durata di conservazione: le piante possono essere conservate in uno stato di crescita limitata per lunghi periodi di tempo;
  • produzione di massa: il numero di piante si moltiplica in modo esponenziale;
  • elaborazione rapida: la crescita delle piante è rapida, i germogli iniziano a comparire in 15-20 giorni, consentendo la creazione di nuove piante in poco più di un mese;
  • piante sane: si evitano problemi di malattie e parassiti;
  • prole uniforme: si ottengono repliche esatte della pianta madre;
  • risparmio economico: qui ci riferiamo solo alla coltivazione su larga scala. Le quantità di prodotti utilizzati nella coltivazione in vitro sono molto inferiori a quelle necessarie per la coltivazione tradizionale, e la resa è molto più elevata. La coltivazione in vitro non comporta investimenti in irrigazione o prodotti mirati come substrati, fertilizzanti, pesticidi, integratori, ecc., e consente di risparmiare spazio ed energia.

Nonostante i vantaggi della coltivazione in vitro, questo metodo presenta anche diversi svantaggi difficili da superare.

Uno tra tutti la complessità.

La tecnologia, i metodi, le tecniche e i materiali necessari per la coltura in vitro sono basati sul laboratorio e non sono accessibili a tutti. Per ottenere risultati ottimali è necessaria una certa conoscenza della microbiologia e una grande attenzione ai dettagli.

In secondo luogo, c’è da considerare la mancanza di protocolli.

Il fatto che ogni specie e ceppo risponda in modo diverso alla coltivazione in vitro e che non esista ancora un protocollo standard per la coltivazione della cannabis, rende il tutto ancora più difficile.

Inoltre, la micropropagazione non è molto praticabile su piccola scala. L’investimento di tempo, denaro e risorse richiesto per questo tipo di coltivazione su piccola scala la rende poco redditizia per i piccoli produttori e i coltivatori domestici.

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Conclusioni

In questo articolo abbiamo parlato della tecnica della micropropagazione o in vitro, un metodo che sembra prendere piede anche nella coltivazione della cannabis. Tuttavia, gli studi si trovano ancora in una fase embrionale, per cui occorrerà attendere prima che i canapicoltori possano praticarla correntemente.