Chi ha scoperto la marijuana? Breve storia di una delle piante più discusse di sempre

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Cannabis: la storia travagliata di una pianta tanto criticata

Quando viene utilizzata la cannabis per la prima volta e chi l’ha scoperta?

Se hai già dato un’occhiata ad altre pagine web, avrai notato che ci sono tante teorie che hanno tanti punti in comune ma altre interessanti divergenze.

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza, offrendo una panoramica generale della storia della cannabis dagli albori fino alla fine del XX secolo.

storia della cannabis

Storia della cannabis: i primi usi risalirebbero a 12.000 anni fa

La cannabis è stata coltivata per la prima volta dall’uomo circa 12.000 anni fa in Cina.

È quanto sostengono i ricercatori che hanno pubblicato uno studio basato sull’analisi dei genomi delle piante di tutto il mondo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, spiega che la storia genomica dell’addomesticamento della cannabis non è stata sufficientemente studiata rispetto ad altre specie coltivate, in gran parte a causa delle restrizioni legali.

I ricercatori hanno quindi compilato 110 genomi interi che coprono l’intero spettro della cannabis, dalle piante selvatiche, alle cultivar storiche (una varietà di una specie vegetale allevata artificialmente per la coltivazione), agli ibridi moderni usati per la canapa e le droghe.

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Canapa: una pianta coltivata per molteplici scopi

Lo studio sostiene di aver determinato “il momento e l’origine della domesticazione, i modelli di divergenza successivi alla coltivazione e l’attuale diversità genetica”.

Secondo la datazione genomica dei ricercatori pare che i primi antenati addomesticati dei tipi di canapa e droga si siano differenziati dalla cannabis basale circa 12.000 anni fa, indicando che la specie era già stata utilizzata all’inizio del Neolitico.

Contrariamente a una visione ampiamente accettata, che associa la cannabis a un centro di coltivazione delle colture in Asia centrale, i risultati di questo studio sono coerenti con un’unica origine dell’addomesticamento della cannabis sativa in Asia orientale, in linea con le prime testimonianze archeologiche.

Ma per cosa veniva utilizzata all’epoca?

La cannabis è stata utilizzata per migliaia di anni per i tessuti, oltre che per le sue proprietà medicinali e psicotrope. L’evoluzione del genoma della cannabis suggerisce che la pianta è stata coltivata per molteplici scopi nel corso di diversi millenni, secondo lo stesso studio.

Esatto, proprio così.

Si ritiene invece che le varietà di canapa odierna abbiano avuto origine da una selezione iniziata circa 4.000 anni fa, ottimizzata per la produzione di fibre o cannabinoidi.

La selezione ha prodotto piante di canapa alte e non ramificate, con più fibre nello stelo principale, e piante di marijuana corte e ben ramificate con più fiori, massimizzando la produzione di resina.

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La cannabis fu poi esportata dall’impero britannico in Australia e nel Nuovo Mondo

Dopo il 1600, l’aumento dell’uso storico della cannabis si diffuse in Europa, Asia, Africa e Nord America.

In particolare, gli inglesi sono responsabili:

  • dell’introduzione della cannabis nelle loro colonie del Nuovo Mondo e in Australia;
  • dell’integrazione della cannabis nell’economia australiana come coltura da reddito.

Infatti, per oltre 150 anni è rimasta una delle maggiori coltivazioni in Australia e il suo consumo era comune nel Paese prima che fosse vietato nel 1928, durante il proibizionismo.

In America, invece, le cose andarono diversamente.

Nel 1525 gli spagnoli portarono la marijuana nel Nuovo Mondo, mentre gli inglesi la introdussero a Jamestown nel 1611, dove divenne un’importante coltura da reddito al pari del tabacco e fu coltivata come fonte di fibre.

Arriviamo poi al 1890, il cotone aveva sostituito la canapa come principale coltura da reddito negli Stati del Sud.

Infatti non c’è da sorprendersi che alcuni brevetti medici di quest’epoca contenessero marijuana, ma si trattava di una piccola percentuale rispetto al numero di quelli che contenevano oppio o cocaina.

Fu negli anni ’20 che cominciò a prendere piede e, secondo alcuni storici, pare che il proibizionismo ne abbia determinato il boom.

All’epoca, il suo uso ricreativo era limitato ai musicisti jazz e alle persone del mondo dello spettacolo, e in un batter d’occhio i club della marijuana, chiamati tea pad, sono spuntati in ogni grande città.

Questi locali erano tollerati dalle autorità perché la marijuana non era illegale e gli avventori non davano prova di disturbare la comunità.

Insomma, per farla breve, la marijuana non era considerata una minaccia sociale.

Dal 1850 al 1942 è entrata nella farmacopea statunitense ed è stata prescritta per varie patologie, tra cui dolori del travaglio, nausea e reumatismi.

Ma non è tutto.

Il suo uso come intossicante era comune dagli anni ’50 del XIX secolo agli anni ’30 del XX secolo. Poi, una campagna condotta negli anni ’30 dal Federal Bureau of Narcotics degli Stati Uniti ha cercato di dipingere la marijuana come una sostanza che crea una forte dipendenza e che avrebbe portato i consumatori a diventare dipendenti dagli stupefacenti.

Così, negli anni Cinquanta divenne un punto fermo della generazione ‘beat’, mentre negli anni Sessanta era usato dagli studenti universitari e dagli hippy, diventando così un simbolo di ribellione contro l’autorità.

Cosa accadde poi?

Il Substance Control Act del 1970 ha classificato la marijuana, insieme all’eroina e all’LSD, come una droga di serie I, il che significa che ha un potenziale di abuso relativamente alto e nessun uso medico accettato. In quel periodo la maggior parte della marijuana proveniva dal Messico, ma nel 1975 il governo messicano accettò di sradicare la coltura usando l’erbicida Paraquat, che sollevò il timore di effetti collaterali tossici.

La Colombia è poi diventata il principale fornitore.

Il clima di ‘tolleranza zero‘ delle amministrazioni Reagan e Bush ha portato all’approvazione di leggi severe e pene obbligatorie per il possesso di marijuana e a una maggiore vigilanza contro il contrabbando alle frontiere meridionali.

La ‘guerra alle droghe’ ha quindi portato a un passaggio dalla dipendenza dalle importazioni alla coltivazione domestica (in particolare nelle Hawaii e in California). Dal 1982 in poi la Drug Enforcement Agency si concentrò pesantemente sulla coltivazione negli Stati Uniti e si passò alla coltivazione indoor delle piante, sviluppate soprattutto per le dimensioni ridotte e le rese elevate.

Dopo un decennio di calo dell’uso, il fumo di marijuana ha ripreso a crescere all’inizio degli anni ’90, soprattutto tra gli adolescenti.

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Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto qual è la storia della marijuana e quali sono stati i suoi primi utilizzi. Successivamente abbiamo visto sinteticamente come si è diffusa nel mondo, con particolare attenzione alla storia australiana e a quella travagliata degli Stati Uniti.